Intervista a KK: il promettente trapper di Savona

Ho avuto il piacere e l’onore di intervistare personalmente KK, il promettente trapper di Savona che sta facendo parlare molto di sè nell’ultimo periodo e che sta inanellando un successo dopo l’altro.

Iniziamo con una domanda di rito: da dove nasce la tua passione per la musica?

Una domanda di rito, ma mai banale! La mia passione per la musica nasce in un certo senso insieme a me, appena venuto al mondo; ovviamente non era una passione consapevole perché a quell’età non si è coscienti, ma ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia molto artistica e il tipo di atmosfera ha certamente influito molto sulla mia capacità di “sentire”, di “capire” la musica. Michael Jackson, e più in generale i grandi artisti Pop di questo millennio, sono stati i primi che ho ascoltato. Poi, grazie a mio fratello, sono venuto a conoscenza del Rap: 50 Cent, Eminem, Dr. Dre e soprattutto Tupac, mi hanno affascinato molto per il loro carisma, per la loro personalità forte ed eccentrica.

All’età di 7-8 anni circa, invece, scoprii il mio artista preferito in assoluto: Noizy. Unanimemente riconosciuto come il Re del Rap albanese, Noizy è cresciuto in un quartiere malfamato nel sud-est di Londra, dove ha vissuto la vera vita da strada, e i suoi primi pezzi riflettevano pienamente questo suo stile molto “gangster”. Dopo aver trascorso la sua adolescenza in Inghilterra, ritornò in Albania e lavorò duramente, con molta intelligenza e molto coraggio, alla sua ascesa artistica e professionale. Trovo che sia un grande innovatore nella musica, non ha anticipato tendenze… le ha create! Il suo stile, per quanto variopinto e a tratti molto sperimentale, rimane sempre inconfondibile. C’è sempre un fil-rouge in ogni sua canzone che ti fa dire: “Sì cazzo, questo è Noizy!”. Nel 2009, quando andai in vacanza in Albania, comprai immediatamente il suo primo album “Pak Me Ndryshe”; una sola parola: spettacolare. Penso che sia ancora adesso uno dei migliori album in circolazione.

Con il passare del tempo, arrivato a 12-13 anni, mi ritrovavo spesso con i miei amici a fare Battle di Freestyle al Priamar di Savona. Era divertente… a quell’età vuoi sentirti un ribelle, e io lo ero particolarmente; odiavo la scuola, con i miei amici scatenavamo risse al porto, ne combinavo di tutti i colori. Questo è quello che raccontavamo nei nostri testi, rappando sui beat più cool che trovavamo su YouTube. Quelli sono stati i primi momenti di approccio “concreto” alla musica… e mi piaceva. Mi piaceva incastrare su rime la nostra vita, le nostre esperienze, soprattutto le nostre cazzate, quelle che ti fanno sentire un figo, ma che in realtà sono solo bravate. Nonostante la giovanissima età, sapevo di aver vissuto sulla mia pelle già moltissime situazioni difficili, ma che hanno contribuito in modo importante a plasmare il mio carattere. Ti ritrovi consapevole, di punto in bianco, di avere un passato da raccontare e un futuro da scrivere, ed è da lì che secondo me nasce tutto. Alla fine la musica, e l’arte in generale, è l’espressione di quello che abbiamo dentro… e quando hai qualcosa di veramente interessante da raccontare, ti chiedi “perché no?”.

Allora ti lanci, inizi… ma si tratta di un fottutissimo punto di non ritorno, perché senza quasi accorgertene ti ritrovi già in corsa lungo una discesa ripidissima e o impari a volare o ti schianti.  Nonostante le mille critiche da parte di tutti, una volta che ti metti in gioco, ti accorgi che effettivamente ci sono altri giovani che si rispecchiano nelle tue parole, nella tua musica, e penso che la cosa più bella per un artista sia diventare ispirazione per loro.

Intervista a KK, trapper di Savona

Il panorama della trap Italiana è molto vasto e diversi artisti si sono affermati anche a livello internazionale. Qual è o quali sono gli artisti che ritieni essere un modello per te e per la tua musica?

Sì, la Trap italiana ha avuto un’ascesa incredibile in questi anni, e il fatto che alcuni artisti si siano affermati anche internazionalmente dimostra quanto effettivamente questo movimento culturale rappresenti appieno i giovani d’oggi.

Io personalmente ascolto molti artisti italiani e devo dire che quelli che preferisco sono soprattutto i talenti provenienti dalla mia regione, la Liguria. Genova, e più in generale le provincie della costa, hanno riportato in un certo senso alla luce il cantautorato, ma in chiave totalmente nuova. Izi e Tedua sono gli esempi lampanti di tutto ciò. Li ho conosciuti quando ancora non erano famosi, avevano una voglia di sfondare pazzesca.

Tuttavia, per quanto io apprezzi questi artisti, ma anche Sfera Ebbasta, Ghali e Capo Plaza (grandi innovatori in questo panorama), penso di non aver preso come modello nessuno di loro per la mia musica. Sto cercando di costruirmi la mia personalità, la mia originalità. Conoscere gli altri artisti ti dà modo di capire cosa è stato fatto, cosa funziona realmente, e dove invece c’è spazio per fare qualcosa di nuovo.

Tra le canzoni che hai realizzato fino a questo momento, quale ti ha stupito di più per i risultati ottenuti?

Sicuramente Storia (n.d.r. è possibile ascoltare Storia su YouTube) è stato il singolo che ha fatto la differenza a Savona, nel mio caso. È piaciuto subito ai giovani ed è girata molto velocemente. Mi sono ritrovato Instagram pieno di stories e tag di ragazzini che la cantavano per strada, nei parchi, al campetto, poco dopo la pubblicazione su YouTube.

Le vicende che hanno portato alla creazione di questo pezzo, tuttavia, sono state molto travagliate. È nato tutto tra i banchi di scuola: era un martedì pomeriggio, la prof di storia stava consegnando le verifiche con i risultati e io ero tra i primi posti vicino alla cattedra; ovviamente era andata di merda. A un certo punto presi il mio zaino e mi spostai in fondo alla classe, tra gli ultimi banchi; tirai fuori il diario e scrissi, nel retro della copertina, tutto il testo della canzone in pochi minuti, di getto. Più tardi, uscito da scuola, mandai il pezzo al mio produttore, Meta, e gli chiesi un beat adatto. Dopo 12 ore mi arrivò uno dei suoi beat più belli in assoluto, e tutto quadrava perfettamente nella mia testa.

Bisognava andare a registrare il pezzo, ma Bruno Bogliolo (talentuoso ingegnere che segue le mie produzioni) in quel periodo purtroppo non era disponibile ed io ero totalmente in alto mare. Trovai al volo un ragazzo della Riviera di Ponente che registrava nel suo studio, ma fu un totale disastro, e mi ritrovai ancora senza un pezzo valido in mano. Non volevo andare a Genova da Demo, e rimasi quindi senza soluzioni. Miracolosamente Bruno ritornò attivo nel suo studio, e andai immediatamente da lui insieme a Meta e a mio fratello.

Storia, come pezzo, volevo farlo in autotune, e passai una giornata intera insieme a Bruno a capire come far suonare bene la mia voce (bisogna “imparare” a gestire la propria voce per far suonare “correttamente” l’autotune). In fretta e furia, mi organizzai con il videomaker per fare il videoclip, non c’era più tanto tempo e bisognava assolutamente far uscire il pezzo. Il giorno delle riprese pioveva a dirotto, ma decidemmo di girare lo stesso le scene, puntando sul bianco e nero per mascherare un po’ la giornata. In realtà, per quanto semplice, uscì fuori un gran bel video.

Pubblicammo il pezzo su YouTube dopo pochi giorni e, con mio fratello, organizzammo un piano di lancio ben strutturato. Funzionò, e devo dire che Storia è ancora adesso uno dei miei pezzi più ascoltati, forse il più amato. Il testo è semplice, ma ogni singola parola esprime problematiche che un adolescente vive ogni giorno, dalla scuola al lavoro, agli affetti, alle delusioni, alle sfide e alle battaglie, ed è per questo che molti ragazzini si sono rispecchiati in tutto ciò, perché alla fine questo pezzo parla di me tanto quanto parla di loro.

Un altro pezzo che ha fatto molto molto bene a livello di engagement con il pubblico è stato Can’t Stop (n.d.r. è possibile ascoltare Can’t Stop su YouTube). Ho conosciuto i ZS Gang grazie ad un amico in comune e, dopo pochi minuti di chiacchiere con loro, mi sono reso conto dell’altissimo livello artistico che li contraddistingue. Stare a contatto con loro mi ha permesso di crescere molto più in fretta a livello di tecnica e di qualità dello stile.

Quando ti confronti con artisti bravi, sei motivato a superare i tuoi limiti, e questo è molto importante. Bisogna crescere sempre, migliorarsi continuamente, non aver paura di sbagliare, di innovare e di imparare ogni giorno. In Can’t Stop abbiamo deciso di fare qualcosa di fuori dal comune, inserendo in un unico pezzo tre lingue e tre stili differenti, cercando di dare anche continuità al testo, pur raccontando ognuno qualcosa di se stesso.

KK durante un concerto

La capacità di poter scrivere anche in albanese potrebbe essere un tuo grande punto di forza. Pensi che possa aiutarti a raggiungere un pubblico più vasto?

A partire dalla pubblicazione del mio primo pezzo Tu non sai (n.d.r. è possibile ascoltare Tu non sai su YouTube), ho avuto molte richieste da parte di ragazzi albanesi di scrivere canzoni (anche) in albanese. Ci ho ragionato su ed effettivamente non c’è una figura artistica in Italia che rappresenti questa comunità.

Nel mio terzo pezzo, Gang Ho (n.d.r. Gang Ho su YouTube), decisi di unire l’albanese all’italiano, e la cerchia di persone che mi ascoltavano si allargò nettamente; tanti giovani ragazzi albanesi residenti in Italia, ma anche dall’Albania, mi scrivevano supportandomi ed incoraggiandomi, e lo fanno tutt’ora ogni giorno. Tutti gli albanesi sono molto legati alle loro origini e alla loro terra, ed ogni volta che qualcuno si mette in gioco portando in alto la bandiera con l’aquila, riceve un supporto pazzesco, e questo calore è davvero fantastico.

C’è anche da dire, inoltre, che diversi cantanti di origine albanese si stanno affermando a livelli altissimi in tutto il mondo. Gli esempi più lampanti sono Dua Lipa, Rita Ora, Bebe Rexha, Ava Max, che si sono letteralmente conquistate la scena internazionale, ma ci sono anche moltissimi altri artisti che si stanno facendo sempre più strada.

Trovo che tutto ciò sia una cosa bellissima, non solo nel mondo della musica, ma anche nello sport e nello spettacolo in generale gli albanesi stanno conquistando posizioni di primo piano; il passato difficoltoso che ci ha accomunato e caratterizzato nei decenni scorsi in realtà è la scintilla che ci spinge a metterci in gioco per un futuro migliore: non abbiamo niente da perdere e soprattutto non abbiamo paura.

Parlami della tua ultima canzone, qual è il significato e da dove è venuta la tua ispirazione? 

Fiero (n.d.r. Fiero su YouTube) è un pezzo che racconta momenti del mio passato e della mia storia su una timeline di parole lineare, andando a descrivere i miei pensieri e le mie emozioni in relazione alle vicende accadutemi nel corso del tempo. Il singolo inizia parlando della mia infanzia, delle difficoltà, del razzismo, delle delusioni, ma anche e soprattutto del mio modo di affrontare sempre con positività queste situazioni “amare”, ricercando nella resilienza e nella reazione la chiave per continuare.

Purtroppo le false amicizie, i volta schiena che ti lasciano solo nel momento del bisogno e quelli che ti sparlano alle spalle, o ancor peggio quelli che “ritornano per convenienza” solo perché il tuo nome inizia ad essere un po’ più conosciuto, per quanto ti facciano prendere delle gran facciate, ti fanno capire come funziona il mondo. Tutti vorremmo un mondo migliore, la realtà è che non è così, quindi o ti abitui a navigare in questo mare di merda il prima possibile oppure rimani ad aspettare che vengano degli unicorni magici a salvarti.

Alla fine bisogna continuare sulla propria strada, e farsi rispettare… con le buone o con le cattive. Bisogna restringere il proprio gruppo di amicizie e tenersi strette solo le persone vere. Le relazioni vere sono quelle importanti, e vanno coltivate ogni giorno e rispettate con sincerità.

Un altro tema centrale in questo singolo è proprio il legame che ho con una persona molto speciale: mio fratello. Siamo molto uniti, ci supportiamo l’un l’altro, ci guardiamo le spalle a vicenda, e ci ritroviamo spesso a “combattere” da soli contro tutti. Mi ritrovo spesso a ragionare molto insieme a lui, è una persona molto intelligente, riesce a collegare la sfera irrazionale (tipica del mondo artistico) a quella più razionale, ed è un connubio che funziona e soprattutto che serve per fare scelte migliori.

Litighiamo anche spesso, cazzo, ma fa parte del gioco… siamo entrambi delle teste dure, ma è tutto visto in ottica costruttiva, è finalizzato a migliorarci sempre di più. Sono fortunato. Avere un fratello così è una fortuna, davvero.

Quali sono i progetti per il tuo futuro? 

Non mi piace parlare molto dei miei piani futuri, preferisco darmi da fare in modo concreto e lavorare per raggiungere gli obiettivi. Quello che ti posso dire è che sto cercando di trovare uno stile che mi definisca appieno… fino ad ora ho sperimentato molto, ma adesso è venuto il momento di comporre il puzzle.

Quando qualcuno condivide, tutti vincono. (Jim Rohn)

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